NO ALLE SLOT MACHINES: SALVAGUARDIAMO LA COLLETTIVITA’

A quanti di voi è capitato di trovarsi in un bar, ed osservare individui che trascorrono ore ad inserire denaro nelle slot machines? Quanti conoscenti, amici, familiari,avete visto rovinare la propria vita per questo gioco? 

Una moneta, due monete, dieci monete…ed altre ancora. E’ così che comincia la scalata verso una delle 10003333_439608566169764_1829673786_ndipendenze più diffuse nel nostro paese: la slot machine, o meglio “macchina mangiasoldi”: un sistema di gioco d’azzardo, autorizzato dallo Stato, presente in bar, casinò, sale giochi, centri scommesse, che in molti casi, quando viene meno un controllo adeguato, diviene accessibile anche ai minorenni. Ed è intorno alla slot machine che nascono quelle dinamiche di microcriminalità, che portano inevitabilmente “a lavorare con l’ansia”.

E’ ciò che affermano Andrea ed Elisa Cecchetti, due fratelli che insieme, gestiscono a Perugia un bar, il “Sant’Erminio”, in via Eugubina 48. I due fratelli hanno deciso di “bandire” le slot machines, stanchi  dello sperpero di denaro che le stesse hanno provocato in Umbria (circa 2 milioni di euro al giorno), dei “finti” avvisi che ti invitano a giocare con moderazione e a fare attenzione, perchè il gioco d’azzardo conduce alla dipendenza, della presenza  di personaggi ambigui che trascorrono il loro tempo davanti alle macchinette, consumando superalcolici, delle rapine volte a svuotare le slot machines.

All’inizio il locale perde un pò della clientela e gli affari non vanno a gonfie vele, ma Andrea ed Elisa non si danno per vinti.  Attuano un nuovo progetto, e al posto delle slot machines inseriscono nuove attività: giochi e corsi educativi, serate multietniche, gare di cucina; poi aggiungono il doposcuola, il cineforum e si muniscono di wi-fi e libri da leggere. All’interno delle attività, non solo sono coinvolti professori in pensione, ma anche tutte quelle persone che hanno da insegnare qualcosa, ad esempio medici, volontari Avis e giovani artisti. Al Sant’Erminio comincia a concretizzarsi l’idea dei Cecchetti, e cioè una nuova fonte di aggregazione interetnica, una sorta di oratorio laico per il quartiere

Il bar torna ad essere quello di prima, un luogo di ritrovo per tutti, ragazzi e anziani. I due fratelli affermano di essere fieri “di aver creato un ambiente sano e pulito, rassicurante per le famiglie che non hanno timori a mandarvi i loro figli” e aggiungono: “Non eravamo mai sereni con le slot machines: dovevamo continuamente controllare che i minorenni non le usassero, che gli anziani del vicino circolo Arci non vi perdessero metà della pensione, rifiutare prestiti ad alcuni insistenti avventori che volevano continuare a giocare ad ogni costo, allontanare persone con buste piene di monete e banconote, chiamare i carabinieri quando eravamo minacciati fisicamente.”

Elisa conclude dicendo che, il suo più grande guadagno da questa esperienza è stato “lo stare bene insieme”, l’aver avuto rischieste di doposcuola dalle famiglie che provengono dalla Siria e dalla Libia per far sì che i loro figli vengano aiutati ad imparare l’italiano.

Il bar “Sant’Erminio” non è l’unico ad aver abbandonato l’uso delle slot machines al proprio interno, infatti a Perugia sono 36 i bar ad aver aderito a questa iniziativa, e pare che il numero sia destinato a crescere: molti gestori locali, infatti, hanno intrapreso questa strada “etica”, anche se non vantaggiosa a livello economico.

Fabrizio Ricci di “Libera Perugia”con una sorta di mappa, ha avviato un monitoraggio dei bar della città che non abbiano al loro interno le slot machines, con lo scopo di metterla a disposizione della collettività e di sostenere quei locali che scelgono di non lucrare su un sistema, il quale ha commesso già abbastanza errori.

Il gioco d’azzardo è sempre stato una pesante piaga per l’Italia, ma negli ultimi tempi il fenomeno delle slot 10002957_439608492836438_336344822_nmachines si è aggravato con alcuni risvolti socio-culturali. Basti pensare che solo a Sassari ci sono circa 400 esercizi di slot machines per 1780 macchinette sparse per tutto il territorio urbano, per un ammontare di 76 milioni di euro già nel 2012 (Rapporto dell’ Agenzia delle Dogane e dei Monopoli).

Poi c’è il caso delle slot machines truccate e gestite dalla ‘ndrangheta, accaduto negli ultimi tempi. Nelle macchine erano state inserite delle schede modificate per nascondere i reali volumi di gioco, portando così ad una gigantesca evasione sulle tasse da pagare allo Stato. Secondo la Guardia di Finanza di Bologna, questa organizzazione avrebbe avuto la sua sede in Emilia Romagna, con ramificazioni anche all’estero.

E lo Stato?Non fa nulla. Il Movimento 5 Stelle avrebbe denunciato in Parlamento alcuni onorevoli vicini alle lobby del gioco d’azzardo, che vorrebbero mantenere la situazione esistente.