Canapa nella storia: dall’Asia all’Italia il suo viaggio nella storia

Canapa: la storia di una pianta universale, che percorre un cammino lungo e complesso e che lotta per la sua affermazione, tra ignoranza, paura e nuove scoperte.
La canapa è una pianta proveniente dall’Asia centrale ed è una delle prime ad essere stata coltivata dall’uomo. Un’antica testimonianza si ha da Erodoto di Alicarnasso (484 a.C – 425 a.C) che, nell’opera  Storie (Ἱστορίαι, Historìai, libro IV, 73-75), narra come gli sciiti, seguaci di una fazione minoritaria dell’Islam, facevano uso psicotropo della pianta: utilizzavano i vapori prodotti dai semi della canapa, posti in dei bracieri, per stimolare meditazioni profonde e raggiungere stati di estasi.
Grazie agli sciiti, la canapa si diffuse in Medio Oriente e in Europa come medicina. In seguito a vari studi, la canapa fu consigliata per trattare la depressione, per sedare attacchi epilettici, date le sue proprietà rilassanti, e per alleviare dolori mestruali.
10008492_439123486218272_1655553633_nNel V secolo a.C la canapa cominciò a essere coltivata in Europa, principalmente in Svezia, Norvegia, Germania, e in Gran Bretagna, dove celti e pitti ebbero un ruolo rilevante. Alcune popolazioni celtiche, quali Galli cispadani e transalpini, diffusero la coltivazione di canapa anche in Francia e in Italia settentrionale.
Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C) nell’opera “Naturalis Historia”racconta come la canapa, in quanto fibra tessile, fu utilizzata per la costruzione di vele e cordame. Infatti, fino al XIX secolo, quando fu inventato il battello a vapore, la canapa fu il maggior materiale con cui venivano tessute gran parte delle vele.
L’Italia, per questo motivo, fu tra i maggiori produttori ed esportatori di tessuti costituiti da canapa. Ma non tardarono i divieti da parte della chiesa sull’uso della pianta: in Spagna, intorno al XII secolo, ne fu vietata l’assimilazione; nel XIII secolo, in Francia, ne fu vietata l’assunzione come medicinale; nel 1484, una bolla papale,rivolta a tutti i fedeli, ne sancì la proibizione dell’uso. Tra XIII e XIV secolo iniziarono i primi tentativi di proibizione, infatti fu proibito l’uso psicotropo della canapa, anche se i consumatori della stessa aumentavano ugualmente.
Negli anni ’30 del 500, Enrico VIII Tudor Re d’Inghilterra, ignorò la bolla emanata 50 anni prima e impose di coltivare, per ogni sessanta acri di altre colture, un quarto di acro a cannabis.
Silvestre de Sacy, linguista, traduttore e arabista, nel 1809 definì con il termine “assassini” (dall’arabo “hashishiyyun”) i membri di una comunità araba, gli Ismaeliti Nizari (1080), accusati di assumere hashish prima di attaccare popolazioni nemiche quali la Siria, la Persia e l’India. Secondo alcuni studi si pensò che la tesi di De Sacy fosse collegata a questioni politiche, dato che, nel 1800 Napoleone proclamò il primo divieto della cannabis. L’imperatore sponsorizzò il lavoro di De Sacy e, da quel momento in poi, non solo ai Nizari fu attribuita la violenza, ma a tutte quelle popolazioni che avevano fatto e facevano uso di canapa.
Alla fine dell’800, in Italia, si acquistava tranquillamente l’estratto di canapa in farmacia e  per alleviare i dolori, i malati avevano degli appositi gabinetti d’inalazione, riempiti dal fumo della canapa bruciata. Le aree di maggiore produzione di canapa erano l’Emilia Romagna, la Campania, il Piemonte, il Veneto e la Lombardia. L’Italia utilizzò la canapa come materia prima fino alla metà del XX secolo, diventando tra i principali produttori mondiali, appena dopo l’Unione Sovietica.
Dagli anni ’50 in poi, la coltivazione di canapa fu pian piano abbandonata, per far posto a nuove fibre tessili sintetiche e naturali meno costose ( come nailon, juta, cotone), e tutto ciò fu accelerato dalla campagna anti-droga.
Infine nel 1961 l’ONU ordinò agli stati facenti parte di eliminare i campi coltivati con la canapa, la quale fu valutata come sostanza stupefacente.
La canapa nella storia ha percorso strade assai difficoltose, tra disinformazione e pregiudizi. In questi giorni sembra ci sia un riavvicinamento all’uso terapeutico della pianta.
Chissà se in un futuro si faranno ulteriori passi avanti. Un uomo diceva: “Coltivare erba non è legale? Se è Dio che ce l’ha data allora vuoi dire che anche Dio non è legale?”