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Carlos Tevez, il campione di Fuerte Apache

La storia di Carlos Tevez, l’infanzia nella malfamata periferia di Buenos Aires, poi stella del calcio europeo.

Carlos Alberto Martínez Tévez nasce a Ciudadela, cittadina situata nell’area metropolitana di Buenos Aires, il 5 febbraio del 1984. L’area metropolitana di Buenos Aires ingloba 54 municipi vicini, costituendo una conurbazione di circa 13 milioni di abitanti. Molti di questi distretti vivono una difficile situazione economica e sociale dove la malavita si intreccia con la povertà. Il quartiere di Ciudadela in cui nasce Tévez non fa eccezione: Ejército de los Andes, meglio conosciuto come Fuerte Apache, nome che deriva dal film con Paul Newman Fort Apache, The Bronx. Una delle zone più malfamate della provincia della capitale Argentina. A soli tre mesi dalla nascita Tévez viene abbandonato dalla madre, mentalmente disturbata, e viene adottato dagli zii materni, Adriana Martinez e Segundo Tévez, da cui più tardi prenderà il cognome.
A soli dieci mesi rimane vittima di un incidente domestico: incidentalmente gli cade sul viso dell’acqua bollente, provocandogli delle gravissime ustioni di terzo grado. Il suo corpo rimane irrecuperabilmente segnato da quell’incidente; 40 centimetri di cicatrice che attraversano tutto il collo, fino all’orecchio destro. Cicatrici mai volute rimuovere chirurgicamente.
Quando Tévez aveva solo cinque anni, il padre biologico Juan Cabral, che non lo aveva mai riconosciuto, viene ucciso in una sparatoria, crivellato da 23 colpi.
Un’infanzia difficilissima, quella di Carlitos, che nonostante tutto rimane a Fuerte Apache, e vive nella Torre 1 del barrio (quartiere), insieme agli zii e ai fratelli acquisiti, a pochi passi dalla temutissima Torre 14, dove comanda la gang dei Los Backstreet Boys.
Muove i primi passi calcistici nel campo del Santa Clara, il club di Fuerte Apache, dove gioca con Dario, il suo migliore amico. All’età 11 anni Dario viene acquistato dal Velez, ma la sua vicinanza con la gang dei Backstreet Boys lo porta sulla cattiva strada. Prima lo spaccio, poi, dopo un tentativo di furto, il suicidio, per non consegnarsi alle forze di polizia. A soli 17 anni.

La prima vera esperienza calcistica di Carlos Tévez arriva con la maglia dell’Atletico All Boys, dove gioca nelle giovanili per 4 anni. Il talento dell’Apache non passa inosservato e a soli 13 anni viene acquistato dal Boca Juniors. Con la maglia dei xeneizes (ossia genovesi, in quanto il quartiere dove è stato fondato il Boca era popolato da moltissimi genovesi) disputa 4 stagioni nelle giovanili, fino all’esordio in prima squadra nell’ottobre del 2002 contro l’Atletico Talleres de Cordoba. Nel 2003 il talento argentino vince tutto: il Campionato argentino di Apertura, la Coppa Libertadores, la Coppa Intercontinentale e con la nazionale il Campionato tevSudamericano Under 20. A questi si uniscono i titoli individuali: Miglior giocatore della Libertadores , Calciatore Sudamericano dell’anno e Calciatore argentino dell’anno. Nel 2004 vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene e il titolo di capocannoniere del torneo con la maglia dell’Argentina e bissa il premio Calciatore Sudamericano dell’anno.

Nel dicembre del 2004 passa al Corinthians, in Brasile, dove rimane un anno e mezzo prima di approdare in Europa, più precisamente a Londra, sponda West Ham United. L’esperienza con la maglia degli Hammers non è delle migliori; l’argentino gioca fuori ruolo e il West Ham non gira, chiudendo la stagione 15esimo. Dopo solo un anno, l’Apache viene rilevato dal Manchester United e, al suo primo anno in rosso, vince Premier e Champions League. L’anno successivo, sempre con la maglia dei red devils, mette in bacheca il Mondiale per Club e un secondo titolo in Premier, oltre al Community Shield (la supercoppa inglese) e alla Coppa di Lega. Nel luglio 2009, pur rimanendo a Manchester, cambia sponda. Lo acquista Il Manchester City per circa 30 milioni di euro. Nelle prime due stagioni con i citizens mette a segno 43 gol in Premier League. Tuttavia nel settembre 2011, durante un Bayern Monaco – Manchester City, sul 2 a 0 per i tedeschi mister Mancini chiede a Tévez, fino a quel momento in panchina, di entrare in campo. Il rifiuto dell’argentino incrina quasi irreversibilmente il rapporto tra i due. Carlitos non vedrà il campo per ben 6 mesi, messo fuori rosa dall’ex allenatore dell’Inter. Rientrerà nel marzo del 2012 contro il Chelsea e sarà subito decisivo, contribuendo alla storica vittoria della Premier, strappata all’ultimo secondo ai rivali dello United, dopo 43 anni.

Sbarca in Italia nell’estate 2013 e firma con la Juve, che lo strappa alla concorrenza del Milan. Prende la 10, quella che apparteneva a Del Piero, dimostrando da subito personalità e sicurezza. Con la maglia della Juventus vince lo scudetto al primo anno, mettendo a segno 25 gol in 39 presenze.

 

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