Come ragioni? Te lo dice la lingua che parli

“Parlo spagnolo a Dio, italiano alle donne, francese agli uomini, e tedesco al mio cavallo”.

Questo era l’Imperatore Carlo V D’Asburgo, che evidentemente ebbe già all’epoca l’intuizione geniale del diverso peso e significato di una frase, che ogni lingua è capace di veicolare.

Nella ricerca dal titolo “Two Languages, Two Minds”, è stato condotto uno studio sugli individui bilingue e in particolare sulle reazioni diverse di questi individui all’esperimento, in relazione alla lingua in cui l’esperimento gli veniva presentato.  La ricerca ha preso in esame soggetti che parlassero inglese e tedesco; l’esperimento si basava sul presentare ai soggetti alcuni video che rappresentavano semplici azioni motorie, svolte da atrettanto semplici persone: una donna che cammina, un uomo che entra al supermercato; in seguito si richiedeva ai soggetti di descrivere le immagini appena viste. Il risultato è stato tanto curioso quanto aspettettato.

Alla domanda posta in inglese, i soggetti rispondevano “Una donna che cammina”,bilingue_cerebro “un uomo che pedala”; laddove alla stessa domanda posta in tedesco la risposta era “Una donna cammina verso la sua auto” “Un uomo pedala verso il supermercato”.  La differenza è immediatamente coglibile, e non solo fa sorridere gli amanti dello stereotipo, bramosi di riscontrare l’ossessiva produttività tedesca o l’immediatezza inglese; ma permette anche un ragionamento profondo (che va ben oltre la nostra speculazione e alloggia nelle università) sul legame razional-cuturale tra lingua e modus operandi.  Dato per assoddato che i tedeschi siano precisi e scupolosi e gli inglesi concentrati e sintetici, perché avviene ciò? Come accade? Da cosa deriva?

Le risposte a queste domande sono divise e contese tra le diverse scienze, i quali esponenti massimi competono tra loro per il possesso della verità così come da giovani competevano per chi, tra loro, frequentasse l’università migliore. Da una parte la spiegazione linguistica sembra riportare la tendenza di questo esperimento ad una radice grammaticale, ovvero l’utilizzo quasi compulsivo del morfema -ing dell’inglese, che esprime l’azione nel momento del suo svolgimento.

cerebro-bilingueUn’altra voce è quella antropologica della famosa ipotesi del relativismo linguistico, famosa come Ipotesi Sapir-Whorf, secondo cui “lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla. Nella sua forma più estrema, questa ipotesi assume che il modo di esprimersi determini il modo di pensare”. Nella sua forma più estrema, in realtà, è determinismo linguistico, che vorrebbe relegare gli eschimesi a una capacità cognitiva distante anniluce da quella degli inglesi, perché dispongono di moltissimi termini per indicare la neve; seguendo questo relativismo, i somelier sarebbero allora le persone più diverse al mondo dagli inglesi perché conoscono e utilizzano quotidianamente innumerevoli termini legati al vino: immaginate un somelier nato in Inghilterra; l’antimateria.

 Di vero però c’è tanto, altrimenti non troveremmo così tanta facilità nell’imprecare senza provare alcun rimorso in un’altra lingua. Di vero c’è soprattutto che l’esperimento pubblicato su Psychological Science mette in evidenza come la domanda posta in tedesco portava il soggetto bilingue automaticamente a ragionare sull’esito dell’azione, mentre la stessa domanda posta allo stesso soggetto, ma in inglese, portava quest’ultimo a focalizzarsi soltanto sull’azione rappresentata. L’aspetto insopportabilmente incredibile è che l’approccio del soggetto alle immagini cambiava nel corso di pochi secondi, minuti, in base a come l’interlocutore presentava le domande; un’altalena tra generale e particolare, artificioso e pragmatico, tedesco e inglese.  Gli stessi soggetti Eu_giornata_lingue_1-300x187dichiarano di prendere decisioni economiche utilizzando la seconda lingua, assicurandosi un alto margine di razionalità ed eliminando qualsiasi deviazione affettiva ed emozionale che può scaturire dal suono della lingua madre. Un po’ come l’italiano che dice I love you e se ne lava le mani.  Infine, è’ sicuro che bilingue, trilingue e chi più ne ha più ne metta, abbiano una marcia in più a livello cognitivo, culturale, di semplice apertura mentale e capacità di adattamento, e addirittura il beneficio dell’insorgere posticipato di alcune patologie legate all’avanzare dell’età come la demenza senile; così come è sicuro e indiscutibile che monolingua sarà presto sinonimo di disoccupato.

In Parigi mi guardavano allibiti quando parlavo loro in francese; non sono mai riuscito a far comprendere a quegli idioti la loro lingua.
(Mark Twain)

Elena Sofia Safina

About Elena Sofia Safina

Nata a Cagliari. Attualmente iscritta alla facoltà di Lingue e Comunicazione dell’Università di Cagliari, aspirante giornalista, amante dell’arte, della musica e della danza. Redattrice presso Linkursore dal 2015