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Elezioni Regionali: i risultati

17382315elezioni-regionaliSono state delle elezioni regionali abbastanza sorprendenti quelle svoltesi lo scorso 31 maggio. Le tre più evidenti conseguenze di questo turno elettorale sono: la sconfitta del PD e del suo leader Matteo Renzi, che paga riforme non proprio ben accette quale il “Jobs Act” e la “Buona Scuola“, l’avanzamento populista targato Lega Nord di Matteo Salvini e la forte ripresa del Movimento Cinque Stelle.

Due regioni sono andate al centro-destra: una è il Veneto, dove il leghista Zaia viene riconfermato con oltre il 50% dei consensi e supera del doppio la candidata PD Alessandra Moretti, ferma al 22%. L’altra regione, questa volta strappata al centro-sinistra, è la Liguria, dove Giovanni Toti prende 34,4% e batte la candidata renziana Paita, che ottiene il 27,7%.zaia salvini

Grande attesa vi era per la Campania, dove il candidato del centrosinistra, Vincenzo De Luca, che qualche giorno prima del voto era stato definito “impresentabile” dalla commissione antimafia presieduta dalla senatrice PD Rosy Bindi, batte, con il 41%, il presidente uscente di Forza Italia: Stefano Caldoro, fermo a 38,3% .

Il PD, oltre alla Campania, conferma la Puglia, le Marche, la Toscana e l’Umbria, ma in tutte si registra un netto calo dei voti per la componente dem. Stessa sorte tocca a Forza Italia e al suo leader Silvio Berlusconi, che in alcune regioni, come la Toscana e l’Umbria, non arrivano neanche al 10%.

regionali 2015Grande risultato viene raggiunto dalla Lega Nord, visto che fa il pieno di voti sia in Veneto che in Liguria. In quest’ultima regione prende oltre il 20%. Ma la vera sorpresa leghista è la rossa Toscana, dove Claudio Borghi, sostenuto solo da Lega Nord e Fratelli d’Italia, si piazza al secondo posto con il 20,02%, dietro solo al presidente vincente di centrosinistra Enrico Rossi. Anche in Umbria e nelle Marche il partito di Salvini raccoglie un ottimo 15%, segnale che la Lega non può più considerarsi un movimento politico presente solo al nord.

L’altra sorpresa di questa tornata elettorale è il Movimento Cinque Stelle che in alcune regioni riesce a prendere oltre il 20%, ad esempio in Liguria, diventando il secondo partito più votato dopo il PD. Nelle Marche invece il candidato del movimento di Beppe Grillo si piazza, da solo, al secondo posto con il 21,8% dei consensi, dietro solo al presidente vincitore Luca Ceriscioli del centrosinistra. Un bel risultato dopo le ultime uscite non proprio fortunate degli stessi 5 stelle.vecchi

Il vero vincitore di questa tornata elettorale, però, è il cosiddetto partito dell’astensione. Complice anche il week-end lungo del ponte della festa della Repubblica, gli italiani rimasti a casa invece di recarsi alle urne sono sempre meno: gli elettori ad aver espresso il loro voto sono il 53,90%, rispetto al 64,13% del 2010. Secondo il prof Roberto D’Alimonte, direttore del Cise della Luiss, l’astensionismo è una tendenza ormai consolidata e in cui sono riscontrabili due componenti: una strutturale, che cresce con l’invecchiamento della popolazione, e unavariabile a seconda delle circostanze. Questa volta ad aver pesato sulla scelta degli italiani a non esprimere una preferenza avrebbero contribuito un’insoddisfacente offerta politica nelle sette Regioni, dove l’aspetto locale ha prevalso su quello nazionale, e la crisi economica, che però ha anche favorito la partita ai partiti di opposizione radicale.

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