Erasmus, la rivoluzione sessuale che formerà l’Europa

“Si parla poco sui giornali economici del programma di scambi universitari Erasmus, ma Erasmus ha creato la prima generazione di giovani europei. Io la chiamo una rivoluzione sessuale, un giovane catalano incontra una ragazza fiamminga, si innamorano, si sposano, diventano europei come i loro figli. Dovrebbe essere obbligatorio, e non solo per gli studenti: anche per i taxisti, gli idraulici, i lavoratori. Passare un periodo nei paesi dell’Unione Europea, per integrarsi”.

Queste sono le sagge parole sistemate a regola d’arte da Umberto Eco sull’argomento Erasmus, il quale immagina un futuro in cui il sempre più frequente scambio di capitale umano tra gli stati membri, porti alla formazione di una vera identità europea, che guardi con ilarità e benevolenza alle unioni del passato, fondate prima sulla guerra che sulla pace. Eco parla di un sentimento di appartenenza che smetta di essere “shallow”, un termine inglese che indica la sfumatura mediana tra superficiale e profondo; un’identità consolidata ma restia al patriottismo aggressivo, una nuova miscelanza conseguente alla più felice delle integrazioni: lo scambio tra giovani.

erasmus1Dal 1987 ad oggi, la Commissione Europea stima più o meno 1 milione di bambini nati da coppie di ex-studenti Erasmus, e più di un quarto dell’enorme mole di studenti partiti dal 1987 dichiara di aver trovato l’amore. Tra i dati felici, anche uno sulla disoccupazione giovanile, infatti il tasso di disoccupazione tra i giovani che hanno studiato fuori dall’Italia è la metà di quello dei loro coetanei che decidono di rimanere.  Nonostante gli studenti Erasmus siano solo il 10% del totale del popolo universitario europeo, esistono centinaia di siti e applicazioni legate all’Erasmus, prima sulle destinazioni, poi sugli accorgimenti tecnici generosamente offerti dai veterani alle matricole, e persino portali dai nomi succulenti e nostalgici, come Loving Erasmus, storie d’amore e di rottura, in cui agli utenti è possibile commentare e raccontare la propria esperienza d’amore.

Ma da dove viene l’infrenabile spinta amorosa studentesca? Sicuramente non è da uominitrascurare il carattere esotico delle avventure d’amore, infatti, indipendente dalla latitudine, la maggior parte degli studenti ha avuto come incipit della propria love story un aneddoto che profuma di bizzarro, chi sotto un cielo di stelle in un piccolo borgo, chi annebbiato dai fumi dell’alcol e dallo strobo di una discoteca troppo grande rispetto ai piccoli locali del suo paese d’origine; chi invece dialogando con un improbabile B1 di inglese ha scomodato Dostoevskij e il sesso degli angeli davanti a una fontana illuminata. Tutti timbrano il proprio racconto con un sigillo comune: la non ripetibilità dell’esperienza nel proprio paese, o più semplicemente “ciò che accade in Erasmus, rimane in Erasmus”. Un atteggiamento forse liberatorio, un passaporto emotivo che permette di viaggiare in ciò che si ha sempre voluto ottenere in patria, ma non si ha mai avuto il coraggio o la voglia di fare, da cui deriva la ormai diffusa Sindrome Post-Erasmus, un capitolo a parte.

not the sameLa culla europea dell’amore a tempo determinato mostra come probabilmente tra i giovani studenti ci sia il bisogno condiviso di divenire; cambiare ed arricchirsi, conoscere e apprendere ma soprattutto farsi conoscere per ciò che si è; rinascere.  Poter mostrare la maschera pirandelliana che più li rappresenta, senza che le radici (amici, parenti e pettegolezzi) svelino il contrario; una piacevole finzione al limite con la realtà,  che sa solo di futuro ed esclude violentemente qualsiasi passato. Una nuova lingua, un piatto dai nuovi sapori, un alfabeto diverso, un clima diverso dal solito e una rinnovata schiera di cittadini sconosciuti, sono a disposizione dello studente come una vetrina di dolciumi per un bambino non controllato dai genitori, il quale può scegliere a suo piacimento, come soddisfare la gola, quanto ingerire, e quando smettere. Inoltre, negli ambienti Erasmus come le feste a tema, le iniziative o gli stessi dormitori, venendosi a creare un micro-universo melting pot, non esiste una cultura dominante, un senso comune, un insieme di valori necessariamente condivisi da tutti; esistono gli studenti Erasmus, e i valori condivisi del geloso mondo dei giovani europei. Quale ambiente più fertile per l’amore giovane?

Conclude Eco: “E su quelle banconote, allora, chi potremmo disegnare, per ricordare al mondo che non siamo “shallow” europei ma profondi? Forse non i politici, i condottieri che ci hanno diviso, né Cavour né Radetzky, ma gli uomini di cultura che ci hanno unito, da Dante a Shakespeare, da Balzac a Rossellini. E siccome ha ragione Pierre Bayard, e tutti siamo consapevoli anche dei libri che non abbiamo letto e abbiamo riflessi delle culture che non conosciamo, ecco che l’identità europea si farà, pian piano, più profonda”.

cuore

Elena Sofia Safina

About Elena Sofia Safina

Nata a Cagliari. Attualmente iscritta alla facoltà di Lingue e Comunicazione dell’Università di Cagliari, aspirante giornalista, amante dell’arte, della musica e della danza. Redattrice presso Linkursore dal 2015