GrindaDrap, la mattanza dei cetacei nelle acque dell’Atlantico

La convenzione di Berna del 1973 stabilisce che in tutti i paesi dell’Unione Europea venga rispettata tutela della vita selvatica e dell’ambiente naturale, con il conseguente divieto di mattanze e atti di violenza nei confronti della fauna. Tutti, ma non le Isole Fær Øer, dove ancora nel 2015 è praticata la GrindaDrap, una caccia stagionale ai cetacei che comporta lo spiaggiamento e l’uccisione di qualsiasi gruppo avvistato nei dintorni di ventitré baie differenti, distribuite fra le isole. Priva ormai di uno scopo alimentare, e ormai ingiustificata sotto qualsiasi altro punto di vista, la GrindaDrap è praticata con la scusa di essere parte di una tradizione popolare ed è difesa da leggi in totale contrasto con le norme europee. Le Fær Øer infatti, pur facendo parte del Regno Unito di Danimarca, sono dal  1948 regione autonoma  con un’indipendenza sempre più marcata per tutto ciò che riguarda la politica interna; di fatto, ad eccezione delle forze armate, quest’arcipelago dell’atlantico gestisce indisturbato la quasi totalità dell’organizzazione interna, così come le leggi,  la supervisione e organizzazione che regolano  la mattanza dei cetacei . “Ogni avvistamento di cetacei deve essere comunicato alla polizia locale; l’interruzione o qualsiasi tentativo di sabotaggio della caccia comporta l’arresto e fino a due anni di galera, e infine ogni individuo considerato sospetto con l’intenzione di disturbare l’attività, e quindi di infrangere le leggi, può essere trattenuto dalla polizia locale per dodici: sono queste le ultime tre norme, Faroese Pilot Whaling Act No. 56 di marzo 2015″, stipulate dal governo locale poco prima dell’apertura della stagione della caccia di quest’anno.

A comunicarlo in un servizio di Mauro Casciari, le Iene, è stata un’attivista Sea Shepherd, l’unica organizzazione che opera attivamente sul posto tentando in tutti i modi di avvistare in tempo i gruppi di cetacei e di allontanarli dalle baie. Fondata nel 1977 da  Paul Watson, attuale presidente, Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) è un’organizzazione internazionale senza fini di lucro  che opera  per fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo; la sua attività si occupa di  investigare, documentare e agire quando è necessario, senza mai usare violenza, diffondendo al mondo e tentando di limitare questo genere di attività. Tuttavia in queste isole le organizzazioni attiviste e i giornalisti stranieri non sono affatto graditi, come confermano le reazioni dei cittadini del luogo, che fra le parole tradizione e alimentazione tentano di giustificare questa oscena attività; ma che forse, dietro il loro scudo di risposte a volte ostili a volte sorridenti, sono perfettamente consapevoli che non c’è tradizione, cultura e usanza che possa giustificare questa pratica profondamente irrispettosa dell’ambiente, della vita, che danneggia l’ecosistema e che senza alcun diritto porta ad una morte atroce  centinaia di mammiferi, fra l’altro le specie più evolute, intelligenti ed empatiche sulla faccia della Terra.