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Il Tribunale decide se fermare Raggi

Ma la posta in gioco, a ben vedere, è molto più alta. I tre espulsi – Paolo Palleschi, Antonio Caracciolo e Roberto Motta – chiedono la revoca del «cartellino rosso» mosso nei loro confronti, mettendo in discussione, di fatto, tutto il costrutto su cui regge il Movimento, a partire dal «non Statuto» che regola il «non partito» costruito, mattone su mattone a partire dal 2009, da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. I due cofondatori guardano con distacco l’assalto giudiziario, convinti che non abbia fondamento.

Il ricorso, che chiama in causa solo Grillo come «legale rappresentante», è composto da una trentina di pagine firmate dall’avvocato Lorenzo Borré in cui vengono messi insieme, con dovizia di particolari, tutte le regole e i cavilli che tengono insieme il Movimento. Ponendo l’accento sulle contraddizioni che, a detta dei ricorrenti, farebbero vacillare non solo le espulsioni, ma l’esistenza stessa di un Movimento che ha le sue fondamenta in un blog gestito da un’azienda privata, la Casaleggio associati. «La verità è che il Movimento regge un pò su una palude, dove tutto è opaco, a partire dalle regole», dice all’Adnkronos Palleschi, uno dei tre ex 5 Stelle che ha deciso di intestarsi questa battaglia

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