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Incontro con la filofobia, la paura di amare

Amore e Psiche - Canova

Amore e Psiche – Canova

La Filofobia, dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (paura), al di là delle semplificazioni che si possono immaginare, tipiche della maggior parte delle relazioni, è un comportamento riconosciuto come una vera e propria psicopatologia, corredata di sintomi manifestati sia a livello emotivo e psicologico che a livello organico. Tale patologia si definisce come “la paura persistente, ingiustificata ed anormale di innamorarsi o di amare una persona, la cui conseguenza più probabile sarebbe l’anoressia sentimentale ovvero la mancanza di desiderio sia sentimentale che sessuale”.

La paura del filofobico si manifesta con reazioni depressive e di forte chiusura nei confronti del soggetto amato, il quale, incorniciato in un quadro di paura, potrebbe in futuro essere fonte di sofferenza; sofferenza indistinta, che non si manifesta nel presente ma che rimane come monito per qualsiasi legame futuro. L’individuo filofobico, pur provando grande attrazione verso il soggetto amato, respinge qualsiasi tipo di contatto nel momento stesso in cui il contatto si concretizza o si approfondisce;

Telero - Dalì

Telero – Dalì

l’inizio di una relazione, i primi incontri, così come la maturazione di un rapporto in casi di convivenza e matrimonio. Nelle fasi di maggiore acutezza, il soggetto presenta tutti i sintomi tipici dell’ansia quali tachicardia, dispnea, iperidrosi, nausea, insonnia e, nei casi peggiori, forme di  depressione. La maggior parte delle ricerche concordano nell’ipotizzare come causa della filofobia in età adulta, una mancanza d’affetto, un abbandono o un rapporto traumatico con i genitori (in particolare il rapporto madre-figlio) in età infantile; un trauma affettivo-emotivo che porterebbe l’individuo filofobico ad una spropositata difesa della propria emotività e all’associazione automatica Amore = Sofferenza; memore del fallimento di infante e terrorizzato dall’idea di spogliare se stesso e ricevere una nuova umiliazione.

amori-impossibiliLa psicopatologia riguarda passato, presente e futuro di chi ne è affetto, infatti, l’individuo è incapace di creare nuove relazioni sia in vista di un legame futuro, dal quale è appunto terrorizzato, sia perché spesso è reduce dalla fossilizzazione emotiva in una relazione passata la cui ferita non è mai stata rimarginata a dovere o della quale subisce ancora il senso di colpa. Il presente evoca quindi reazioni di fuga, spesso riscontrata, da chi ha a che fare col soggetto filofobico, come improvvisa, ingiustificata e piuttosto aggressiva: il cambiare numero di telefono, troncare ogni tipo di contatto, evitare incontri, luoghi e persone vicine al destinatario del desiderio.

Un’altra sfaccettatura del profilo del filofobico è la paura di perdere la propria libertà. Molti soggetti filofobici infatti, sono stati single per lunghi periodi e trovano un’importante difficoltà nell’accogliere il partner o futuro partner, come un compagno e non come un estraneo: un individuo che partecipa attivamente alla costruzione della realtà giornaliera e che inevitabilmente apporta delle modifiche all’ordine che questa realtà assumeva in precedenza. Ordine evidentemente insindacabile e non negoziabile.

Ovviamente, tra la diagnosi di una psicopatologia e la tendenza maschile di voler preservare il calcetto o femminile di ostentare l’emancipazione lavorativa di superdonna, c’è una grossissima differenza. Tuttavia il senso comune occidentale, la sceneggiatura hollywoodiana e una buona dose di romanzi russi incentivano l’ostinata e spropositata tutela di questa agognata libertà personale, a quanto pare già minacciata in fase prepuberale nel dividere la merenda con la biondina lentigginosa. Uscendo dai tomi psichiatrici e accomodandoci ad un discorso da bar, potremmo con sadica ironia ricordare le forme di approccio alle relazioni, tipiche dei giovani classe anni ’90, (notoriamente disturbati nella psiche dal titolo di nativi digitali, ma questo è un altro capitolo); ma anche dagli ormai incravattati adult-ini della classe anni ’80. Tra i must emotivi-comunicativi si annoverano:

  • Ho bisogno dei miei spazi;

    marc-shagall-1

    La promenade – Marc Chagall

  • Non sono pronto a\ per;
  • Non ho abbastanza energie\ tempo\ spazio (quello di prima) \ affetto\ soldi ;
  • Non riesco a darti ciò di cui hai bisogno;
  • Non riesci a darmi ciò di cui ho bisogno;
  • Non riusciamo a darci\ prenderci ciò di cui abbiamo bisogno;
  • C’è troppo poco tempo per conoscerci, tra poco partirai;
  • Ci conosciamo da troppo tempo, non possiamo legarci;
  • Non posso vivere un’avventura, potrei legarmi;
  • Siamo ormai troppo legati per sentire l’avventura.

Intricati in ragnatele da noi stessi tessute, approcciamo ai sentimenti umani stilando trattati costellati di emendamenti cervellotici, scadenze e clausole machiavelliche, firmando astratte assicurazioni su noi stessi, e preservando contro ogni dannata incertezza, una bella e spaziosa poltrona rossa al nostro più grande e nobile ideale: la libertà; probabilmente nel frattempo controlliamo l’ultimo accesso di whatsapp della persona amata. Rinfrescante, il profumo della libertà.

Accantonando la maschera sarcastica e tornando, con il dovuto rispetto, al vero riscontro patologico, la filofobia è naturalmente analizzabile e curabile mediante diverse psicoterapie; tra le più frequenti la CBT terapia cognitivo-comportamentale, o la Systematic desensitization theraphy; la solita finestra speranzosa, stavolta aperta per chi è dilaniato dalla voglia di unirsi, ma incarcerato dal terrore di fondersi, con la persona amata.

Elena Sofia Safina

Nata a Cagliari. Attualmente iscritta alla facoltà di Lingue e Comunicazione dell’Università di Cagliari, aspirante giornalista, amante dell’arte, della musica e della danza.
Redattrice presso Linkursore dal 2015

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