La Crisi Ucraina e lo spettro della Guerra Civile

Da giorni in Ucraina imperversa una delle crisi più acute che il vecchio continente abbia mai registrato fin dalla fine della Guerra Fredda. La “Terra di Confine” – una delle possibili traduzioni della parola Ucraina-  si ritrova di fatto divisa ed in balia di due vicini alquanto scomodi, che come nel tiro alla fune danno fondo a tutti i loro sforzi per entrare in possesso dell’oggetto conteso aggiudicandosi così la partita. Russia da una parte ed Occidente dall’altra si giocano le loro carte per il raggiungimento dei propri scopi, incuranti di ciò che potrebbe comportare una lettura sbagliata della situazione (l’Europa non è nuova a tali errori), e consapevoli del fatto che ci sarà un solo vincitore all’interno di una delle partite più controverse che si sia mai giocata in territorio europeo in epoca post-moderna. Lo spettro di una possibile guerra civile si sta materializzando nel “granaio d’Europa”, e con il passare delle ore la situazione si fa sempre più critica ed incerta. Ormai sta svanendo ogni speranza di risoluzione pacifica della controversia, ma come mai siamo arrivati a questo punto ? Ci sono delle responsabilità da attribuire ? Era prevedibile una Crisi Ucraina tanto grave ? Sono solo alcune delle domande a cui cercheremo di rispondere con una serie di articoli appositi,  le quali risposte  inevitabilmente risultano importantissime per una corretta lettura della situazione, visto le menzogne le falsità e le interpretazione fantasiose da cui quotidianamente siamo inondati. Prima di tutto il passo  fondamentale è conoscere l’Ucraina, la sua storia ed il suo popolo. Come mai la popolazione ucraina sembra profondamente divisa in due schieramenti contrapposti ? E Quanto è veramente plausibile lo scenario di una guerra civile che spacchi il paese in due o più parti  ?

 

1980699_630374997030295_1637328323_nCon un territorio di 603 700 Km quadrati detiene il primato europeo in estensione territoriale, seconda solo alla Russia. Occupa  il 46 esimo posto nella classifica mondiale per grandezza. Discorso inverso va fatto per la densità demografica, che, risultando estremamente bassa esplicita quanto questa terra abbia poco da offrire ai suoi figli i quali da decenni sono protagonisti di una vera e propria diaspora . Il primo motivo di instabilità interna in Ucraina è costituito dalla popolazione stessa. Le caratteristiche principali che contraddistinguono il popolo ucraino sono l’eterogeneità, la scarsa alfabetizzazione, e l’intrinseca povertà che caratterizza il 90% delle famiglie, le quali vivono appena con un reddito medio sotto i 300€ al mese per adulto. Gli individui  sono profondamente differenti tra loro per cultura, religione, lingua,  appartenenza, etnia,  valori. L’associazionismo qui non è di per sé  riconosciuto ed eletto a virtù, e la stragrande maggioranza della popolazione è caratterizzata da un individualismo esasperato e da una concezione dei rapporti prettamente familistica. La parte occidentale dell’Ucraina, da Kiev fino ai confini con la Polonia e Romania, risulta essere la parte di popolazione più vicina ai valori europei. Si sentono di fatti europei a tutti gli effetti rivendicando quindi la loro vicinanza politica e culturale a quella parte del mondo da cui sono stati esclusi per decenni a causa dei motivi geopolitici che tutti sappiamo. Se prendiamo invece in considerazione  la porzione territoriale che si estenda da Kiev ed Odessa fino ai confini con la Russia ci accorgiamo invece che vale il discorso opposto da quello fatto in precedenza. Qui la popolazione è costituita da russi, russofoni, o più semplicemente filo russi, i quali rivendicano la propria vicinanza culturale politica ed economica alla Russia. Quando Stalin disegnò la mappa dell’ Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, negli anni venti, seguì l’esempio delle potenze coloniali in Africa, adottando il principio del dividit et empira, ossia : invece di consolidare confini naturali, ne stabilì di alterati, i quali lasciavano al di fuori vaste porzioni di popolazioni irredentiste. Ciò impediva l’emergere di un identità nazionale che avrebbe potuto minacciare l’egemonia di Mosca. Ed è quello che  Nikita Chruscev nel1954 ha fatto, cedendo di fatto la Crimea all’Ucraina. Per avere una chiara idea di quali rapporti vigevano tra Russia ed Ucraina  fino a qualche tempo fa, basti pensare che il confine tra le due nazioni non era neanche ben delineato in maniera precisa. Esisteva infatti sulla carta, ma in alcune zone come ad esempio la Crimea, non veniva riproposto in maniera pratica sotto forma di sbarramenti, filo spinato, e controlli doganali. L’Ucraina è sempre stata più di una semplice “sorella minore” per la Russia, visto che il loro legame prescinde dal tempo e viene rinsaldato dalla storia.

 

La vicinanza alla cultura russa è molto più concreta e reale di quanto ci si aspetti. Si parlano infatti  indistintamente Russo ed Ucraino più altri vari dialetti locali. Prendendo in considerazione il censimento ufficiale ed altri vari sondaggi effettuati in loco, notiamo come in media il 45% della popolazione parla entrambe le lingue indistintamente. Stesso discorso vale per le diverse televisioni locali ove concorrenti, conduttori e protagonisti si esprimono come meglio credono e preferiscono.

La totale assenza di una televisione di stato ha poi favorito questo processo di frammentazione del linguaggio televisivo, permettendo ai media made in Russia di proliferare oltre confine, perpetuando l’utilizzo del Russo e facendogli assumere quasi il carattere di lingua nazionale. La questione della lingua è stata affrontata il 5 luglio del 2012 con una legge apposita, con la quale si voleva abrogare l’utilizzo della lingua Russa. Tale maldestro tentativo privo di utilità concreta  si è infranto rovinosamente con la realtà dei fatti, che rende improbabile solo pensare ad un Ucraina priva di una delle componenti principali della propria cultura, ossia,  paradossalmente la lingua Russa.

 

Ad allungare la lista delle diversità e delle divisioni interne non può non mancare al questione religiosa.  La divisione in campo confessionale porta radici molto antiche nel tempo e viene fatta risalire ai tempi dello scisma d’oriente che portò alla formazione di due dottrine religiose ben  distinte e contrastanti: un gruppo Ortodosso molto vicino alla Chiesa di Roma, e gli Ortodossi Russi.  Entrambi costituiscono le due comunità religiose numericamente più importanti, le quali si sono evolute nel tempo plasmandosi e modellandosi a vicenda, sopravvivendo fino ai giorni nostri e rimanendo due entità profondamente diverse e contrastanti.  Esiste una terza entità confessionale importante : la comunità ebraica Ucraina che è una delle più grandi al mondo e vanta importanti esponenti.

 

In campo economico la situazione  è pressoché la stessa. La parte Ovest che comprende la zona di Leopoli  oltre ad essere priva di un qualsivoglia tessuto economico e centro produttivo, è caratterizzata da un altissimo tasso di povertà e criminalità. Cosa che invece non si può dire dell‘Ucraina dell’Est la quale è dotata di una propria struttura economica avanzata. Ospita infatti gli unici stabilimenti produttivi. Qui si producono acciaio ed armi (l’Ucraina è tra i maggiori produttori di armi in Europa e nel Mondo) e sempre in questa parte della nazione risiedono tutti i grandi magnati e oligarchi ucraini, apertamente filo-russi,  che detengono il 99% delle ricchezze totali. Sono gli stessi che hanno sostenuto l’elezione nel di Viktor Fëdorovyč Janukovyč successore del più filo occidentale Andrijovyč Juščenko. Oltre alle lacerazioni interne che investono ogni settore e ogni contesto,  lo spettro dell’intrinseca povertà e del sottosviluppo endemico di queste regioni rende ancor più incerta la situazione.  Pur essendo una potenziale potenza agricola in grado di mettere seriamente a repentaglio le economie dei vari concorrenti nel settore, la mancanza di infrastrutture di tecnologie di riforme strutturali e di capitali determina un settore primario totalmente obsoleto e non in grado di soddisfare il fabbisogno interno. Per questo oltre ad essere completamente dipendente in campo energetico dagli approvvigionamenti russi lo è anche per quanto riguarda il settore agricolo, pur possedendo le basi per divenire uno dei maggiori produttori ed esportatori su scala mondiale (non a caso viene chiamata il Granaio d’Europa).

 

Quindi ricapitolando l’Ucraina è una terra povera, arretrata e profondamente divisa sotto molti punti di vista, economico, religioso, culturale. La realtà del posto è fondamentalmente la seguente: un paese grande, enorme, povero ed arretrato, costituito da ucraini solo per metà e caratterizzato dall’esistenza da gruppi etnici profondamente diversi. Una realtà divisa, ove trovano spazio molteplici stili di vita e di appartenenza. Non esiste una visione comune di un ipotetico interesse nazionale condiviso. Non esiste una politica estera coerente. Non esistono interessi largamente riconosciuti ed accettati dalla completa maggioranza. Non esiste una visione del mondo univoca. La divisione della popolazione si riflette sul mondo politico, il quale mediante l’arma del compromesso e l’arte della mediazione non riesce a dare risposte sufficienti. Ma anzi sull’onda del populismo più bieco, va in direzione opposta soffiando sulla fiamma della passione alimentando rivendicazioni estremiste che allontano ulteriormente un eventuale fuoriuscita pacifica dalla crisi. Questa è ora l’immagine dell’Ucraina. Un paese in crisi, piegato dalla povertà, dalla corruzione, e dall’assenza di una identità nazionale largamente condivisa. Chi si schiera apertamente con la Russia, rivendicando una vicinanza culturale politica ed economica incisa nella storia e nella tradizione, e chi invece vuole affrancarsi totalmente da questa. Chi rivendica la propria appartenenza al mondo euroasiatico della Federazione Russa, chi invece vorrebbe gettarsi tra le braccia della  vecchia zia Europa abbracciando in toto i valori occidentali. Entrambe le parti vivono all’interno del loro guscio, un  mondo caratterizzato da una sorda incomunicabilità con l’esterno che rende impossibile il dialogo.

 

La nascita dell’Unione Europea, la momentanea caduta dell’URSS, il nuovo ruolo di guida globale assunta dagli USA hanno portato ad un mutamento tale dei rapporti geopolitici su scala globale da rendere inevitabile, a detta di molti, il sopraggiungere di tali crisi. Se per molti, visto  storia e tradizione, l’Ucraina per forza di cose si sarebbe trovata con il tempo al centro di una crisi tanto grave,  va detto per onor di cronaca che ben poco si è fatto per evitare il sopraggiungere di tale situazione. La Russia vuole il suo sbocco sul Mare, l’Unione Europea e gli USA vogliono  un Ucraina più filo occidentale che sia in grado di rinnegare il suo passato, la sua appartenenza, e la sua storia. Chi tira da un lato e chi tira dall’altro.

10001841_630374993696962_1632018217_oL’unica a non sapere bene cosa vuole è l’Ucraina stessa che attualmente è quella che sta pagando il più altro prezzo. Scontri in piazza tra manifestanti e forze dell’ordine, reintroduzione della leva obbligatoria, corpi speciali armati russi presenti sul territorio, istituzione di gruppi paramilitari. Ucraini che si schierano contro altri ucraini, convinti di difendere l’interesse nazionale. Dinamiche da guerra fredda ove regna incontrastato l’assioma del Dividi et impera, il quale funzionava al tempo dell’antica Roma, funzionava durante il periodo dell’equilibrio bipolare, e funziona ancora, che lo vogliate o no! Divisioni interne, crisi economica e sociale,  interessi contrastanti, mancanza di una identità nazionale precisa, intervento diretto di soggetti internazionali esterni con notevoli interessi in loco. Abbiamo tutti gli elementi per la più pessimistica delle ipotesi. Nulla ci consente però di scongiurare quella guerra civile che costituirebbe l’annientamento dell’Ucraina per come la conosciamo oggi. Intanto Russia ed USA discutono della situazione agitandosi reciprocamente lo spettro di sanzioni e ritorsioni e ciò costituisce la riprova che la terribile situazione che si è venuta a creare in Ucraina riguarda  anche altri soggetti con altri interessi,  frutto di equilibri assai più lievi e volubili.