Nazionalismi Europei: l’Unione Europea che si spacca.

Nazionalismi Europei. Nel 35° anniversario dalla prima elezione del Parlamento Europeo, il Continente si presenta tutt’altro che unito, Perchè?

European-parliament-strasbourg-insideA 3 mesi dalle prossime elezioni europee, lo scenario europeo che ci si prospetta davanti è quello di un Continente diviso, niente di nuovo se si pensa al passato dell’ Europa. Effetti della crisi, dice qualcuno, ma non è solo questo, in tutta l’Unione Europea, sin dai palazzi alti passando dalle singole nazioni fino ai diversi strati della società, serpeggia un sentimento che rischia di minare gli oltre 50 anni di integrazione europea dando spazio a nazionalismi, frutto di un “euroscetticismo” sempre più in evidenza.

Tutti i nazionalismi presentano diversità e analogie, naturalmente ognuno di essi nasce, si sviluppa e muore in base ai fatti storici che diversamente toccano le nazioni, tuttavia è curioso e dovrebbe far riflettere come in essi venga fuori la stessa analogia rivolta proprio contro le istituzioni europee.

E’ il caso del British National Party che a gran voce pone il primato della Sterlina di fronte all’Euro, e alla revisione dei fondi che la Gran Bretagna versa all’Europa al fine di re-destinarli al regno di sua Maestà, ultimi strascichi di una politica nata durante il periodo di Margaret Tachter. Oltrepassando La Manica, possiamo trovare il successo del Front National di Marine Le Pen, che dopo aver ereditato il partito dal padre e averlo portato ad +12% rispetto al passato facendo soprattutto leva sul sentimento anti-europeista sempre più presente nella società francese, ribadisce la linea politica secondo cui il progetto Euro sia giunto al capolinea. Di una linea, forse più intransigente è quella del partito greco Alba Dorata, che secondo i sondaggi si appresta a ricevere un netto 6% nel Parlamento Europeo, capace di sfruttare le coscienze anti-austerità messa in piedi dalla Troika.

Il pensiero anti-europa in Italia lo si può trovare nella Lega Nord che esprime il malcontento dell’imprenditoria industriale e agricola attraverso la revisione degli accordi della PAC per quanto concerne le quote latte, oltre alla solita proposta di uscire dalla moneta unica. Mentre è di qualche mese fa l’iniziativa di un esponente di Casa Pound quella di salire in una sede dell’Unione Europea e togliere la bandiera, un iniziativa che gli è costata 3 mesi di reclusione una multa di 100€.

Pochi giorni fa a Roma si è tenuta la manifestazione di Forza Nuova in concomitanza con il British National Party(EN) e la Democracia Nacional (SPA), riunitisi in nome di una Confederazione Europea da contrapporre all’Unione Europea, rimettendo cosi in discussione anche quella misera cessione di sovranità nazionale che ha fino adesso contribuito alla UE. Ma i nazionalismi non sono soltanto un problema dell’Europa Occidentale, il crollo del muro di Berlino nel Novembre 1989 e la seguente dissoluzione dell’Unione Sovietica ha risvegliato le coscienze nell’ Europa Orientale, in cui sono venuti formandosi partiti di estrema destra molto spesso xenofobi e antisemiti come quello ungherese “Jobbik” che secondo i sondaggi potrebbe arrivare a toccare il 15%.

I sopracitati sono solo alcuni dei partiti che oltre a farsi voce dell’insoddisfazione verso l’UE, ognuno di essi sventola la bandiera della propria nazione rivendicando una maggiore autonomia, un ritorno alla sovranità nazionale monetaria e non solo. Viene da chiedersi se il cammino intrapreso fino adesso dai vertici dell’UE sia quello giusto, se il punire i meno “virtuosi” attraverso misure di austerità sia la via giusta, piuttosto che ricorrere al concetto dell’aiutarsi a vicenda.

Viene inoltre da chiedersi dove sia finita la solidarietà che ha aiutato a ricostruire il Continente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma non solo Emerge l’incapacità delle istituzioni di dare una risposta valida di Europa,è smarrito anche quel sentimento europeo che ha portato ai Trattati di Roma, figlio del Manifesto di Ventotene, dove le nazioni erano chiamate ad un senso di responsabilità,dove venivano messi da parte i singoli interessi nazionali. O meglio proprio in nome delle responsabilità nazionali, che l’unica via di uscita era quella di unirsi piuttosto che quella di dividersi.

Ma ora quel sentimento che fine ha fatto?

Bruno Di Stefano

About Bruno Di Stefano

Redattore presso Linkursore dal 2013; Studente di Scienze Storiche presso l’Università degli Studi di Roma Tre, Lettere e Filosofia. Ha collaborato con l’Università di Roma Tre e il professor Massimo Ghirelli alla redazione di un progetto pilota, durante il corso di Cooperazione Internazionale, per la realizzazione di una Casa-famiglia per ragazze madri e minorenni in El Salvador, curando in particolare: la Scheda Paese S.T.R.E.A.M. e il Piano Finanziario; Esperto delle dinamiche Medio Orientali con un occhio di riguarda alle dinamiche che intercorrono tra Israele e Palestina. Transmedia Web-Editor e Content Curator per Linkursore dal 2014. Aspirante cooperante internazionale e scrittore.