Olimpiadi indigene. In Brasile i primi giochi sportivi fra tribù di tutto il mondo

Si chiamano World Indigenous Games e sono state le prime olimpiadi indigene a cui hanno partecipato  tribù provenienti da tutto il mondo. Tenutesi  dal 23 Ottobre al 1° novembre  a Palmas, in Brasile, hanno coinvolto gruppi indigeni provenienti da ogni continente, tranne l’Europa e circa 2000 atleti dai sedici anni in su, portando alla luce un mondo di tradizioni e usanze sconosciute  agli occhi i quella parte di mondo occidentale e tecnologizzato.

PALMAS, BRAZIL - OCTOBER 25:  A Brazilian indigenous native participates in the archery competition of the first World Indigenous Games on October 25, 2015 in Palmas, Brazil.  (Photo by Buda Mendes/Getty Images)

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Riti, costumi e colori che sembrano parte del gioco ma sono invece elementi di una quotidianità lontanissima e contemporanea  alla nostra. Con indosso i capi tipici di ogni tribù, i partecipanti hanno gareggiato sia nei giochi più classici come tiro con l’arco e alla fune, sia in sport tradizionali, come lo Xikunahati, il calcio giocato a quattro zampe a colpi di testa; oppure la corida de tora, dove due squadre si sfidano in una “staffetta” i cui oggetti da trasportare sono degli enormi e pesanti tronchi. Lance frecce e archi sono strumenti sacri caratterizzanti di ogni usanza e differenti da tribù a tribù; troppo problematici per passare inosservati in aeroporto stati messi a disposizione sul luogo.

Members of Brazilian indigenous ethnic group Kanela Ramkokrameka compete in a relay race carrying tree trunks, during the XII Games of the Indigenous People in Cuiaba November 13, 2013. Forty eight Brazilian Indigenous tribes will present their cultural rituals and compete in traditional sports such as archery, running with logs and canoeing during the XII Games of Indigenous People which will run until November 16. REUTERS/Paulo Whitaker (BRAZIL - Tags: SPORT SOCIETY)  Picture Supplied by Action Images

Indigeni della trubù brasiliana Kanela Ramkokrameka.
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Competizione pulita, etica sportiva e scambio interculturale: sono questi i valori fondamentali entro cui si sono svolte le olimpiadi indigene, prive di sponsor, telecamere per la mondovisione, test antidoping e biglietti dai costi inarrivabili. Lo sport è integrazione e confronto, «Nei nostri giochi non si elegge il campione indiano, non c’è intento commerciale, non vendiamo nulla. La medaglia è per tutti, e va alla qualità della vita», ha affermato Marcos Terena presidente del popolo brasiliano degli Xané e fondatore dell’ong Inter-tribal committee (ITC). A ribadire simbolicamente il concetto, una medaglia per ognuno degli atleti, la cui competizione non è finalizzata a primeggiare ma a mostrare la propria cultura e unicità. in questo evento interculturale e sociale si sono tenuti anche dibattiti riguardanti le problematiche che ogni singola etnia che deve affrontare nel proprio Paese. «Dimostreremo che la nostra lingua è viva, che la nostra cultura è viva, che i nostri corpi sono vivi» ha affermato Reginaldo Tapirapé, capo dei Tapirapé del Brasile centromeridionale.  Fra le problematiche più sentite, la scarsa nutrizione e la salute, ma soprattutto la deforestazione e l’avanzamento delle città che stanno riducendo gradualmente gli spazi vitali indigeni. A dimostrazione del rispetto dell’ambiente e della vita, le strutture dedicate all’evento sono state costruite con materiali ecosostenibili, e i migliaia di tronchi utilizzati per la costruzione degli strumenti necessari sono stati ripiantati. Un modo di pensare e di agire dimenticato da noi i popoli “evoluti”, che risucchiati nella mentalità del consumo e dello spreco avrebbe molte cose da reimparare da queste tribù.