Crea sito

Ortoressia, ossessione dal mangiar sano

“Una persona che riempie le sue giornate mangiando tofu e biscotti a base di quinoa può sentirsi altrettanto pia di chi ha dedicato tutta la vita ad aiutare i senzatetto”. Questo è quanto afferma il dietologo Steve Bratman, ex-ortoressico che, nella sua opera “Health Food Junkies” del 1997, spiega che cosa sia esattamente l’ortoressia. Da orthos (giusto) e orexis (appetito), il termine ortoressia indica il disturbo alimentare che riguarda coloro che sono ossesionati dal mangiar sano. Lo stesso Bratman dichiara di aver trascorso un periodo di pura ossessione, cibandosi soltanto di verdure colte 15 minuti prima del pasto e consumate in religiosissimo silenzio; l’unico rimedio dell’ortoressico contro l’imminente e inevitabile intossicazione data dal cibo malsano.

overthinkingfood Al paridelle sfortunate parenti, anoressia e bulimia, anche l’ortoressia è riconosciuta dal mondo della psichiatria e quindi presente nel manuale diagnostico americano DSM V, come Disturbo Evitante/Restrittivo dell’assunzione di cibo; annoverabile quindi tra le nuove dipendenze ossessivo-compulsive. Nonostante questo importante riconoscimento, la patologia alimentare non viene ancora riconosciuta dall’OMS e in generale dalla recente letteratura scientifica. D’altra parte però, in Italia si conterebbero 300.000 casi di ortoressia sui 3 milioni di casi legati alle patologie alimentari. Basandosi su questi numeri, il Ministero della Salute afferma che l’11,3 % degli individui affetti da ortoressia è di sesso maschile, contro il 3,9% delle donne, probabilmente perché a questa patologia si collega spiacevolmente con la Vigoressia, l’ossessione per un corpo muscoloso. Ma chi è realmente l’ortoressico?

L’ortressico è colui che dedica più di 4 ore al giorno a pensare al cibo, non certamente al cibo in senso stretto o alle ETICHETTAfantasticherie golose a cui tutti siamo abituati, bensì alla pianificazione sistematica di ogni pasto. L’ortoressia porta a stabilire in anticipo, talvolta di diversi giorni, quale sarà il pasto da consumare; pasto che inevitabilmente richiederà un’enorme e faticosa ricerca dei prodotti, se non addirittura la coltivazione personale di ognuno di essi, al fine di demonizzare l’OGM, il non biologico, i grassi insaturi e così via. Tali prodotti, finalmente reperiti, saranno sottoposti ad attentissime procedure di preparazione e cottura, spesso con apposite stoviglie sterilizzate. L’etichetta dei prodotti confezionati verrà scrupolosamente scansionata dall’ ortoressico che, una volta stabilita l’eticità e la salubrità del cibo (nella maggior parte dei casi nel modo più arbitrario possibile), procederà alla consumazione.

Prodotto Galbusera

Prodotto Galbusera

Le conseguenze immediatamente evidenti sono la perdita di peso e la forte carenza nutrizionale, che può portare anche all’avitaminosi, osteoporosi e artereosclerosi. Si è parlato persino del primo caso di morte per ortoressia nel 2003, il caso è quello della giovane americana Kate Finn. Se in ambito medico questa patologia deve ancora essere riconosciuta, dal punto di vista psicologico e sociale, è ben illuminata da tutti i riflettori. Il risvolto sociale di questa patologia infatti, compete tragicamente con quello dell’anoressia e della bulimia. L’ortroressico prova un sentmento di spiazzante insoddisfazione ogni volta che non rispetta le sue stesse regole alimentari. L’insoddisfazione si accompagna alla rabbia, alla frustrazione e al senso di caos che pervade la sua emotività, un senso di invasione violenta del proprio spazio che spesso culmina in forti nausee o indigestioni. Al contrario, dopo aver consumato un pasto perfettamente pianificato dalle proprie rigide regole, l’ortoressico avverte una pulsione di piacere e soddisfazione, un inspiegabile senso di controllo sulla propria vita, come se ogni scelta, azione, pensiero, fortuna o sfortuna, dipendessero da quel pasto programmato ad arte; e di fatto è così.

Woman doesn't want to eat her cerealA questo binomio emotivo consegue logicamente un isolamento progressivo dell’individuo, al fine di evitare qualsiasi tipo di occasione alimentare collettiva, come un pranzo in famiglia, una cena tra colleghi e persino un caffè con il partner o gli amici. Come qualsiasi comportamento disturbato, anche quello ortoressico viene accusato e riflesso inconsapevolmente dai figli. L’isolamento non ha unicamente la finalità pratica di rispettare la tabella di marcia alimentare, ma possiede anche un motivo classista, nel quale si discrimina chiunque scelga di contaminare la propria vita con l’Altro ciboIndipendentemente dalla scelta alimentare, che può variare da quella vegana, vegetariana, crudista, fruttariana a quella onnivora, l’ortoressico espone alla prima occasione disponibile, la sua mentalità salvifica, con la quale seziona il mondo in una rigida dicotomia etico-alimentare: Io e Voi. Il Voi è lo sconfinato insieme di persone che respinge la conversione all’ortoressia. Analogamente agli altri dsturbi alimentari, anche per l’ortoressia, la guarigione si può ottenere con un’adeguata psicoterapia congitivo-comportamentale e con il sodalizio tra famiglia ed esperti, alcuni dei quali pensano anche alla somministrazione di inibitori selettivi della Ricaptazione della serotonina (SSRI).

Se l’anoressia corteggia giornalmente il desiderio di morte, l’ortoressia affonda le sue radici nella ricerca spasmodica dell’onnipotenza del corpo.

Elena Sofia Safina

Nata a Cagliari. Attualmente iscritta alla facoltà di Lingue e Comunicazione dell’Università di Cagliari, aspirante giornalista, amante dell’arte, della musica e della danza.
Redattrice presso Linkursore dal 2015

You may also like...