Parigi e il suo prezioso angolo di letteratura

Lo storico angolo letterario si chiama Shakespeare and Company ed è stato fondato nel 1919 in Rue Dupuytren  da Sylvia

Sylvia Beach and Ernest Hemingway and other friends outside Shakespeare & Co -Paris 1920's

Sylvia Beach and Ernest Hemingway and other friends outside Shakespeare & Co -Paris 1920’s

Beach, un’emigrata statunitense. Il locale nasce come negozio di libri e sala di lettura ma, in brevissimo tempo, diventerà uno dei centri letterari più vivi di Parigi. Infatti, la città terrorizzata, un tempo soltanto città dell’amore, ospitò proprio alla Shakespeare and Company, moltissimi esponenti della Lost Generation, tra cui Ezra Pound, Francis Scott Fitzgerald, Gertrude Stein, Man Ray, James Joyce ed Ernest Hemingway, nella cui opera “Festa mobile“, che al momento sta spopolando nelle case dei parigini), viene menzionata proprio l’atmosfera della libreria e i diversi personaggi e autori-visitatori da lui incontrati.

L’unica battuta di arresto che la libreria dovette subire fu quella del 1941, a causa della presa di Parigi da parte delle potenze dell’Asse; una pausa che durò fino al 1951. Come durante ogni guerra, probabilmente mancarono la libertà di espressione, gli strumenti necessari alla diffusione dell’arte, i momenti di aggregazione, ma certamente non mancarono mai la volontà e l’intenzione di tenere viva la letteratura e l’istituzione che ormai la Shakespeare and Company rappresentava. Prima dell’occupazione infatti, Sylvia Beach si era occupata personalmente di stampare all’interno della libreria, diversi testi censurati o addirittura proibiti negli Stati Uniti e in Inghilterra, difendendo la microrealtà letteraria e la grande riserva culturale da lei stessa creata.

Dal 1951 ad oggi, la libreria è stata trasferita in Rue de la Bûcherie, a pochi passi da Place St.Michel. La riapertura è opera di George Whitman, il quale diede prima il nome “Le Mistral“, ma in seguito alla morte della storica fondatrice Sylvia Beach, riportò la struttura alla sua cara vecchia insegna di Shakespeare and Company. Anche sotto la guida di Whitman, la libreria non cessò di esercitare un’enorme attrazione culturale e letteraria, in particolar modo nel periodo immediatamente successivo alla riapertura: questa volta, fu il centro culturale della Beat Generation, annoverando tra i celbri viandanti Allen Ginsberg, Gregory Corso e William Burroughs.

Sylvia e George Whitman

Sylvia e George Whitman

Dal 2011 la celebre libreria è in mano alla figlia di Whitman, Sylvia, destinata per il nome e per la discendenza ad un compito tanto nobile quanto complesso. Lei stessa ha dichiarato di aver subito un’importante pressione psicologica dovuta alla paura costante di non riuscire a soddisfare le aspettative delle migliaia di persone affezionate all’istituzione Shakespeare and Company; ma soprattutto, come ogni figlia d’arte, il terrore di non eguagliare l’ambizione paterna. Nonostante la comprensibile ansia da prestazione, Sylvia Whitman ha tenuto alto l’onore dell’istituzione letteraria parigina, probabilmente modernizzandola,  anche se qualche nostalgico direbbe aspramente “globalizzandola”. Ad ogni modo, la Shakespeare and Company mantiene intatta la sua atmosfera suggestiva e culturalmente feconda nonostante l’introduzione del pagamento Visa e la pagina Facebook.

Visitando la libreria oggi, e scegliendo con astuzia il momento della visita, si può ancora assaporare il gusto autentico dellaSh DA FUORI vecchia letteratura o la veemenza delle discussioni tipiche dei salotti anni ’20; ma se si sceglie il weekend o i mesi estivi, si incorrerà immancabilmente in file chilometriche di viandanti, stavolta con la semplice accezione di individuo che vaga disinteressato, intenti a scattare foto che testimonino la loro vacanza. D’altra parte però, è possibile assistere a letture all’aperto di grandi scrittori contemporanei, alle quali assiste in religioso silenzio, una platea mista: dallo scrittore oltremare in cerca di un confronto, allo studente locale avido di ispirazione, al senzatetto che staziona in un tavolino bramando la coppa di vino gratuita che berrà, centellinando, dopo la lettura.

Oggi nessuno può ancora definire quale sia la Generation letteraria del 2000, probabilmente nessuno lo farà, o qualcuno si cimenterà nel classificare culturalmente i nuovi viandanti della libreria soltanto dopo la loro morte, quando magicamente i loro romanzi diventeranno opere insuperabili; ma fintanto che tali viandanti saranno vivi e vegeti, li chiameremo solo squattrinati scrittori LETTOin cerca di asilo. La libreria infatti, possiede delle apposite stanze, o qualcosa di vagamente simile ad un letto, in cui gli scrittori-turisti-viandanti, possano passare la notte. La loro modestissima suite viene pagata con 2-3 ore di lavoro tra gli scaffali della libreria, con la lettura dei testi presenti nella stessa, e con una semplice autobiografia di una pagina. L’ostello dell’arte si paga con l’arte, e dai parigini non ci saremmo potuti aspettare niente di diverso. Ci sono infatti testimonianze riportate in queste pittoresche autobiografie, di personaggi che hanno passato anche sette anni all’interno della libreria, vivendo a pieno la dimensione dello scrittore, protetti nell’oasi letteraria, ma soprattutto ispirati ed eccitati da una struttura storicamente impregnata del sapore e sapere dei Grandi.  Tra i testimonial della Shakespeare and Company vi è il celebre attore-scrittore Ethan Hawke che, dopo avervi trascorso 5-6 notti, etichetta la libreria come “Dionysus’s favourite bookstoore”.

Tornando alla questione del nome della nuova Generation di viandanti, Whitman, probabilmente sopraffatto da una forza romantica incantatrice, definì gli artisti-clienti della libreria “Tumbleweeds”, Rotolacampo; una pianta che viene sradicata e trascinata dal vento senza meta.  Con la stessa enfasi, egli decorò magistralmente la sua struttura con alcuni epigrammi, tra cui: “VIVI PER L’UMANITA'” E “NON ESSERE INOSPITALE CON GLI STRANIERI,  ESSI POTREBBERO ESSERE DEGLI ANGELI SOTTO TRAVESTIMENTO”.  Le riflessioni sul presente sono immediate, nel rispettoso silenzio c’è soltanto da aggiungere: “Historia magistra vitae”.

A sinistra Ethan Hawke e Julie Delpy dal set di Before Sunset; a destra Owen Wilson dal set di Midnight in Paris

A sinistra Ethan Hawke e Julie Delpy dal set di Before Sunset; a destra Owen Wilson dal set di Midnight in Paris

Elena Sofia Safina

About Elena Sofia Safina

Nata a Cagliari. Attualmente iscritta alla facoltà di Lingue e Comunicazione dell’Università di Cagliari, aspirante giornalista, amante dell’arte, della musica e della danza. Redattrice presso Linkursore dal 2015