Politicamente corretto, quando il progresso non passa dalla lingua

politically-correct-monstersDagli anni ’90 ad oggi il bugiardo incravattatato, ovvero il politicamente corretto, si era legato solamente alla lingua, prendendo i natali dalle università statunitensi negli anni ’80, e arrivando fino all’Italia, per raccontare ad un popolo dal razzismo raffinato, la favoletta del termine Nero che sostituisce e toglie volgarità al comunemente utilizzato Negro. Una sostituzione che ha riscosso enorme successo e che non è rimasta isolata, ma che soprattutto, non ha mai richiesto alcun cambiamento etico e pragmatico che andasse oltre la lingua. Il negro era ormai nero o di colore, ma la signora continuava a cambiare marciapiede alla sua vista e in suo marito risuonava il medesimo sprezzo.

Ma ormai non si parla più di negri o di individui variopinti; non vanno più di moda, se non alla notte degli Oscar, perché in gran parte dell’Occidente hanno raggiunto il livello minimo di autoaffermazione sociale; non vengono più massacrati al primo incontro con i bianchi, possono prendere l’autobus, e non li chiamiamo più negri, che altro mai vorranno? Stavolta l’iniziativa riguarda una delle altre due categorie predilette dal politicamente corretto, la disabilità, che insieme all’omosessualità possiede la più vasta gamma di appellativi pittoreschi per i suoi soggetti: audioleso, ipovedente, motuleso o ipocinetico. Tutti termini e categorie di persone ben lontane dall’ottenere l’interesse sociale e l’assistenza reale che meriterebbero sordi, ciechi e muti.

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Ancora una volta l’input arriva dagli Stati Uniti ma, come anticipato, non riguarda più la lingua ma il simbolo, anch’esso, come la lingua, un codice altamente impregnato di significati morali. Si tratta del simbolo internazionale che rappresenta la disabilità per il codice della strada. Il governatore del Connecticut ha proposto l’entrata in vigore, dal 2016, di un nuovo simbolo per gli automobilisti americani e di tutto il mondo; un simbolo dinamico, che non rappresentasse il portatore di handicap come statico sulla sua sedia a rotelle, ma come un uomo in movimento, pur sulla sedia a rotelle. Questo concentrato di valori morali e nobiltà d’animo sarebbe racchiuso nella semplice inclinazione del vecchio simbolo, come visibile nella figura 1.

L’iniziativa è nata in realtà da un gruppo di attivisti amerciani che hanno lanciato la campagna Change the sign. Change the attitude, “volta a cambiare attraverso un simbolo l’approccio alla disabilità”. Il logo dinamico nasce invece nel 2010 da un’altra guerriglia marketing promossa da Accessible icon project, un altro gruppo di attivisti che senza arrivare alle poltrone della politica, aveva appiccicato il nuovo logo sopra il vecchio, nei vari parcheggi. Ovviamente questa forma di protesta dal basso non avrebbe mai potuto coprire tutti i parcheggi americani, ma ottenne comunque un’enorme diffusione, tanto che il MoMA di New York decise di acquistare il logo per la propria collezione. Non sappiamo se il MoMA avesse anche il denigrante simbolo della disabilità del 1969, ideato, a quanto pare, da un danese disattento e maleducato; ma sappiamo che, nonostante l’enorme cassa di risonanza che ha avuto il nuovo simbolo, lo stato di New York nel 2014 ha comunque deciso di non cambiare il logo “per evitare confusioni”.  Uno scrittore discreto avrebbe detto: Molto rumore per nulla.

Si tratta di Shakespeare, naturalmente; un tipo interessante, che scriveva pure delle belle Vauro-Politically-Correctcose talvolta. Il padre di Amleto e dei corrispettivi dubbi amletici, era stato candidato per essere il testimonial delle nascenti banconote euro, ma l’Istituto Monetario Europeo lo escluse perché simbolo dell’antisemitismo. Sì, Shakespeare è nato nel 1564. Probabilmente i membri della commissione erano seduti in seconda galleria e nei posti laterali durante il Mercante di Venezia. Nella cerchia dei reietti delle banconote euro, Shakespeare era in compagnia di due altri sempliciotti scartati a pie’ pari; Mozart, un massone di prima categoria e Leonardo da Vinci, notoriamente omosessuale.

Queste sono alcune tragicomiche trovate del politically correct, che rinforza se stesso e si nutre dell’ipocrisia delegatrice del senso comune italiano e occidentale. Nel caso del Connecticut e del simbolo dinamico della disabilità, abbiamo un nuovo passaggio da negro a nero, un nuovo battesimo per il parcheggio e un nuovo italiano, perfettamente abile, che lo occuperà.

 

Elena Sofia Safina

About Elena Sofia Safina

Nata a Cagliari. Attualmente iscritta alla facoltà di Lingue e Comunicazione dell’Università di Cagliari, aspirante giornalista, amante dell’arte, della musica e della danza. Redattrice presso Linkursore dal 2015