Il progresso? Unione tra umanista e scienziato

«Studiare latino e greco non serve più? Gli eroi dell’antichità sono ancora i migliori maestri per chi vuole cambiare il mondo o make a dent in the universe, come diceva Steve Jobs»

silicon-valley-sign-lgDalla Silicon Valley, culla del progresso e della tecnologia, arriva un consiglio nostalgico e inaspettato, una riflessione orgogliosa che riabilita il ruolo degli studi umanistici, in un tempo in cui “con la cultura non si mangia”. Seguendo la nuova tendenza del web, Adriano Farano, elenca i 5 motivi per scegliere gli studi umanistici, o meglio, le 5 ragioni che difendono e avvalorano il percorso classico. Adriano ha studiato al liceo classico di Cava de’ Tirreni in Campania, si è in seguito laureato in Scienze Politiche, ha lavorato poi come giornalista fondando il giornale online CafeBabel.com a Strasburgo, giornale che conta redazioni in 35 città europe. La scalata non finisce qui, perché la vera svolta arriva grazie ad una borsa di ricerca per l’Università di Stanford dove, particolarmente ispirato, crea Watchup, un’applicazione di videonews, ampiamente supportata e finanziata dall’università e, tra gli altri, anche dalla Microsoft. Il suo prezioso curriculum parla da sé, ma il risvolto interessante del suo successo, è il fatto stesso che lui lo attribuisca alla scelta del percorso umanistico. Ecco i suoi 5 buoni motivi per difendere gli studi umanistici  nell’intervista per il Sole24ore:

1) Trovi lavoro nelle aziende più high-tech del mondo
«Per ogni ingegnere Adriano Olivetti era solito assumere un laureato in materie umanistiche. Olivetti e Steve Jobs non si sono mai incontrati ma la pensavano allo stesso modo: la creatività, motore della crescita economica, nasce dall’incontro tra sensibilità umanistica e genio scientifico. La mia applicazione Watchup ha una grande ambizione: rivoluzionare il modo di informarsi su dispositivi mobili e tablet. Il nostro investimento in tecnologia è grande ma nel mio ufficio a Palo Alto troneggia un poster dell’uomo vitruviano di Leonardo».

2) Dalla forma mentis alla open mindness
«La chiamavano forma mentis: uno stato mentale analitico ed elastico al tempo stesso. Nella grammatica latina e greca ogni parola ha un preciso posto nella frase, ma al tempo stesso può essere tradotta in almeno tre modi diversi. Per questo si parla di versione e non di traduzione. Come uno studente davanti a un testo antico, così oggi un giovane imprenditore deve sapersi adattare a nuove culture e nuovi linguaggi: giuridici, economici, tecnologici. Deve avere open mindness. Soprattutto quando, come me, passa dall’Italia, alla Francia, agli Usa».

3) Omero e Dante, maestri di storytelling
«Crescere tra Omero e Dante è ancora il miglior allenamento per padroneggiare l’arte del Keynote (PowerPoint per Mac). Grandi contenuti e brillanti idee rischiano di perdersi se non sono ben presentati. Che lo chiamino pure storytelling. Per me è ars oratoria. Per trovare investitori, nuovi partner o colleghi è fondamentale sapersi raccontare».

4) Ogni tecnologia che funziona mette l’uomo-utente al centro
«La cultura umanistica, figlia del Rinascimento, rimette l’uomo al centro della scoperta scientifica e intellettuale. Allo stesso modo, il processo di design di un prodotto in Silicon Valley — vera e propria Firenze del XXI secolo — è basato tutto su una tecnica che qui viene chiamata design thinking: prima di creare un’app, devi conoscere il tuo utente, i suoi bisogni, le sue passioni. Le tecnologie che vengono pensate in Silicon Valley finiscono per diventare universali perché qui, più che altrove, si pone l’utente al centro di tutto. Ed è questo metodo che abbiamo usato quando, con Watchup, abbiamo mirato a soddisfare un bisogno ancestrale: quello di informarsi, sfruttando il potere del videogiornalismo».

5) Ulisse e Medea ti danno la forza per credere nei sogni
«Antigone morì per ciò in cui credeva. Ulisse ha viaggiato una vita prima di tornare a casa perché imbevuto di curiositas. Medea ha scelto di sacrificarsi pur di lasciare un indelebile segno in chi l’aveva tradita. Eccoli gli eroi dell’antichità, trascinati da un pathos che li spingeva a perseguire i propri sogni, a qualunque costo. Per aspera ad astra. I miei maestri di vita sono stati loro. Leggendo le loro storie ho imparato a viaggiare, a inseguire i miei sogni, e a crederci fino in fondo. Nonostante le difficoltà. Cara Italia, non dimenticare il valore della cultura latina e greca. Non è mai stata così viva. E utile».

Per Adriano Farani esiste il sodalizio tra scienziato e umanista, una commistione che non per forza deve funzionare come incontro\scontro tra antipodi, ma come sinergia di forze probabilmente meno opposte di quanto si creda. Una risposta illuminante, seppur rappresentata da un’eccezione, per chi vede il mondo come un grande ristorante in cui le persone-clienti sono entità biologiche che hanno bisogno solo di carboidrati, proteine e grassi. Nel triste scenario odierno, farcito di analfabetismo più o meno funzionale, gli umanisti del 2000 saranno i nuovi Baudelaire, i rinnovati Rimbaud dell’800 francese, alienati e persi. Oppure verranno finanziati da Microsoft.

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Elena Sofia Safina

About Elena Sofia Safina

Nata a Cagliari. Attualmente iscritta alla facoltà di Lingue e Comunicazione dell’Università di Cagliari, aspirante giornalista, amante dell’arte, della musica e della danza. Redattrice presso Linkursore dal 2015