Repubblica di Crimea: indipendenza e referendum. Un epilogo scontato e dettato dalla Storia

11 Marzo 2014. L’assemblea nazionale della repubblica di Crimea ha deciso. Con 78 voti a favore su 81 presenti è stata approvata una vera e propria “dichiarazione di indipendenza della Repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli” le quali, godendo già in precedenza di uno statuto speciale, voltano definitivamente le spalle a Kiev e all’Europa, riaffermando prepotentemente il loro spirito di appartenenza, la loro storia e la loro tradizione.I riferimenti sono chiari, testualmente la dichiarazione recita: “Noi deputati della Crimea e di Sebastopoli in virtù delle norme internazionali e del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia dell’Onu sulla dichiarazione d’indipendenza del Kosovo del 22 luglio 2010, abbiamo deciso che nel caso in cui venga  approvato il referendum del 16 marzo, la nuova Repubblica di Crimea farà domanda per l’annessione alla Federazione Russa” .  Mosca da parte sua ha messo appunto un disegno di legge, già in circolazione in alcuni ambienti della Duma, che prevede la possibilità di annessione alla Federazione Russa di nuovi territori, in seguito a referendum popolari con esiti favorevoli nei territori direttamente interessati.

La Crimea ritiene legittimo il suo comportamento rifacendosi direttamente alla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia  (CIG) che trattava  la questione dell’indipendenza del Kosovo dalla Serbia. La CIG  stabilì che tale dichiarazione  “non ha infranto il diritto internazionale, visto che da sola, non viola le leggi internazionali e nemmeno la risoluzione 1244 dell’Onu, la cui validità è stata confermata nuovamente”. Infatti,  la stessa risoluzione sopra citata autorizzava l’Onu stessa a favorire la nascita di un processo politico volto a determinare il futuro status del Kosovo, il suo livello, e le sue forme di autonomia. La questione Kosovara portò scompiglio in tutte le cancellerie Europee, dimostrando quanto l’UE fosse ancora lontana dal mettere appunto una linea comune univoca e coerente in politica estera (inutile dire che la situazione non è cambiata). Germania Italia Francia  e Gran Bretagna riconobbero subito il nuovo Stato, mentre Spagna Cipro Grecia e Romania furono da subito fortemente contrari, visto che il riconoscimento poteva costituire un gravissimo pericolo di instabilità interna, alla luce dei problemi con i rispettivi movimenti autonomisti e secessionisti. Gli Usa dal canto loro non tardarono a riconoscere lo Stato Kosovaro e ciò giocò sicuramente a loro favore visto l’attuale presenza in quei territori una volta della Serbia, della base militare Nato di Camp Bondsteell, per la quale oltretutto non viene pagato un centesimo di affitto.  Comportamento opposto ebbe invece la Russia, che per motivi molto più vicini a quelli di alcuni paesi europei, decise di non riconoscere il nuovo Stato.

1978089_630589337008861_89798800_oUno sguardo al passato ci consente di capire meglio alcune particolari dinamiche. E’ importante, e sopratutto interessante, notare come ora le parti si siano effettivamente invertite. Gli Usa in fretta e furia hanno decretato l’illegittimità della decisione e delle posizioni assunte dalla Crimea, mentre invece la Russia  dal canto suo spinge affinché la Crimea porti a termine il suo processo di  “autodeterminazione”. Esistono tutta via differenze rilevanti, se non fondamentali, da tener ben a mente.

In Kosovo la popolazione è un miscuglio eterogeneo di etnie diverse e popolazioni varie, albanesi, serbi, macedoni, greci, turchi, minoranze rom. Non esiste fondamentalmente una ben definita e chiara popolazione Kosovara. Per non parlare della lingua. Il “kosovaro”  non esiste nella maniera più assoluta. Si  parla l’albanese, oltre il serbo il turco ed il nasinski (torlakiano).
Discorso inverso vale per Crimea dove l’80% della popolazione parla russo. E sempre quel 8o% si sente figlio della Madre Russia.
Oltre le differenze sussistono però delle analogie importanti, una tra tutte:  avere basi strategicamente importanti sia per Russia che per Usa in casa. Come mai questa disparità di trattamento ? Il diritto internazionale in taluni casi è si opinabile, ma di certo non può essere completamente travisato a secondo delle situazione e degli interessi in gioco. E’ infatti vero, è va sottolineato per dover di cronaca, che nel tempo, in tutti quei territori ancora privi della presenza del braccio armato Nato, si sono venute a creare situazioni tali che hanno determinato un radicale cambiamento di tendenza. A grandi linee è ciò che sta succedendo in Ucraina. Il processo di balcanizzazione iniziato con la Jugoslavia negli anni 90  potrebbe ora riprendere vigore ed intensità, facendo apparire tutt’altro che lontana l’ipotesi di un totale smembramento degli Stati Nazione stanzianti ai confini dell’Europa. Crogiolo di culture ed etnie differenti.

Mentre la  presenza armata statunitense nel Kosovo è estremamente recente, la flotta Russa  si trova nel 10008580_630589923675469_668311088_nterritorio Ucraino dal 1794. Con la rifondazione della città di Odessa nel 1792, inseguito alla guerra Russo-Turca, riesce infatti a raggiungere la sua aspirazione massima in politica estera, ossia lo sbocco sui mari caldi. Per uno entità sovrana che aspira ad affermarsi come potenza internazionale, uno dei presupposti principali per il raggiungimento e la conservazione di tale status, è costituito dal possedere o meno una flotta e dei porti sicuri. Ecco spiegate le motivazioni che da secoli determinano il comportamento della Russia, la quale in quanto bloccata da questa camicia di forza costituita da acque inagibili e ghiacciate 8 mesi l’anno, non può far a meno di ostentare un espansionismo radicato e persistente, se pur in forme diverse nel tempo. Fin da Pietro il Grande a passando poi per Caterina II, la Russia degli Zar è sempre stata protagonista di grandi ondate espansionistiche che l’hanno portata ed essere la potenza mondiale che tutti conosciamo.

Uno Stato come quello russo per storia e cultura, per necessità e forza di cose, non rinuncerà mai alla Crimea ed ai suoi porti, visto che per fisionomia e caratteristiche sono estremamente funzionali al mantenimento dell’egemonia russa nel Mar Nero, e per la presenza in acqua mediterranee della flotta russa.  Anche se la Crimea è stata praticamente regalata all’Ucraina da  Nikita Chruscev nel 1954, grazie allo statuto speciale di cui gode, e grazie ad una serie di accordi internazionali precisi, la Russia ha potuto continuare ad usufruire dei porti militari in maniera legittima ed in linea con le norme del diritto internazionale. Ovviamente tutto è stato facilitato dalla bagaglio storico  che tali luoghi e popolazioni condividono. La Crimea è russa, ma soprattutto si sente russa! La proclamazione dell’Indipendenza e la secessione, visto la situazione, erano scritte, e secondo alcuni da tempo. Sicuramente a qualcuno ha fatto comodo far finta di non saper leggere. Assisteremo all’affermazione del diritto internazionale e del buon senso, oppure saremo osservatori passivi dell’ingiustificabile affossamento dello Jus Cogens e del principio di autodeterminazione dei popoli ? Altro che guerra fredda, il nuovo dis-ordine internazionale rischia di piombare in una vera e propria era glaciale. E ciò  visto l’instabilità degli equilibri geopolitici regionali e globali, potrebbe costituire il punto di non ritorno.