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Robot penis. Progetto italiano per la prima protesi robotica del pene

ragazzi protesi-kS2F-U43080208806871JQG-593x443@Innovazione-WebDurante la giornata conclusiva del corso in 40 ore “High-tech Business venturing”, promosso con il progetto finanziato dalla Regione Toscana “Tuscan start up academy” e coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna, il 21 aprile è stato presentato, insieme ad altri sette, il progetto Robot Penis, la prima protesi robotica al pene. Il progetto, tutto italiano, è stato elaborato da tre giovani dottorandi in Ingegneria: Sergio Tarantino, Andrea Cafarelli e Alessandro Diodato. I tre hanno avuto modo di esporre la loro idea a un gruppo di potenziali investitori e di imprenditori già affermati, che hanno dispensato apprezzamenti e suggerimenti ai 30 allievi del corso sulla loro strada per creare un’impresa ad alta tecnologia. Il prototipo potrebbe essere pronto nel giro di dodici mesi, già nel 2016 e dunque i tre giovani architetti sono alla ricerca di finanziamenti, affinché questa rivoluzionaria idea possa arrivare sul mercato in qualche anno.

Grazie ai materiali smart ed elastici biocompatibili in grado di rispondere ai comandi e agli stimoli, caratteristici della biorobotica d’avanguardia, questa protesi innovativa permetterà di ripristinare il controllo dell’organo e dunque riacquistare il piacere sessuale in pazienti che abbiano subito un intervento di falloplastica. Rispetto all’attuale falloplastica, che permette di recuperare la sensibilità in maniera piuttosto limitata e in cui l’erezione può essere indotta solo tramite controllo manuale, la protesi robotica permetterà invece di recepire e elaborare gli stimoli naturali del desiderio sessuale. Tali «informazioni» verranno elaborate da un micro-controllore in grado di attivare la stimolazione attraverso degli elettrodi collegati al sistema nervoso e collegati ad alcuni sensori posti sulla superficie esterna, studiati appositamente per ottimizzare il ritorno sensoriale. Dunque, si sta cercando di rendere questa protesi più vicina possibile al funzionamento dell’organo naturale, in modo da offrire una migliore alternativa alla chirurgia plastica tradizionale.

L’idea, in realtà nata quasi per gioco è rivolta a quelle persone che, per diverse ragioni, devono sottoporsi a un intervento di ricostruzione del pene: da una parte uomini che abbiano subito una penectomia, dall’altra uomini che, col pene, non hanno avuto la fortuna di nascerci. Sembrerà un ragionamento semplicistico, ma molta dell’autopercezione maschile passa proprio attraverso il pene, dunque perderne l’uso o nascere in un corpo diverso da quello che si sente di dover avere possono essere due condizioni davvero invalidanti e mortificanti per la propria virilità. Chiaramente questo progetto segna enormi passi avanti soprattutto nel campo degli interventi di riassegnazione del sesso biologico. In generale aiuterà molti uomini a vivere in maniera più sicura e appagante la propria vita sessuale migliorando, di riflesso, la loro quotidianità. E poi, in fondo, sai che frase da rimorchio diventerà: “Sai, ho il pene bionico!”?

 

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