Tinariwen Tuareg Desert blues Band: il desert blues dei Tuareg ribelli

Tinariwen Tuareg Desert Blues Band: La band di Tuareg ribelli che diffonde il desert blues nel mondo, sono una band di Tuareg che suonano un genere denominato appunto ‘desert blues’ e sono attualmente in tour mondiale per promuovere il loro ultimo album uscito nel 2014, Emmar.

E’ il 6 Marzo 2014, e mi trovo a Londra per assistere alla prima delle due date sold-out nella capitale Inglese del collettivo composto da musicisti Tuareg che va sotto il nome di Tinariwen.

Ma devo fare un passo indietro di qualche decennio per farvi capire la storia che si cela dietro a questo gruppo, un gruppo che si può definire atipico preso nel contesto del panorama musicale mondiale e ora vedremo perché.

Ci troviamo nell’Azawad, culla dei Tuareg nel deserto del Sahara che si estende sui territori appartenenti a Mali, Algeria e Niger. Erano i primi anni Sessanta e le colonie Francesi a mano a mano avevano ottenuto la tanto agognata indipendenza. Chi disegna i confini sulle carte geografiche, purtroppo, spesso non tiene conto dei popoli che già abitano in quelle nazioni che si andranno a creare.

E così il popolo Tuareg, che sperava nella formazione di una nazione indipendente, si è ritrovato diviso da confini immaginari disegnati su una terra che per sua natura non ha confini, il deserto.

Ci fu una ribellione nel Mali che non ebbe risvolti positivi per i Tuareg; e anche chi semplicemente diede rifugio a questi combattenti, venne ammazzato senza riguardi. Questa fu la sorte che attese il padre della figura centrale dei Tinariwen; Ibrahim Ag Alhabib, chitarrista e cantante, fu testimone a soli quattro anni dell’uccisione del padre e da quel momento iniziò un cammino che alla fine l’ha portato a solcare i palchi dei più grandi festival del mondo.

Ibrahim Ag Alhabib

In seguito a questa ribellione finita male, Ibrahim, la nonna, la loro unica mucca superstite e tanti altri Tuareg provenienti dai diversi angoli del Sahara si ritrovano esiliati nel Sud dell’Algeria. Da quel momento in poi Ibrahim vagò nella sua terra senza confini sostentandosi facendo i lavori più disparati ma con un’unica costante, l’amore per la musica.

Sin da piccolo, infatti, iniziò a costruire strumenti artigianali utilizzando tutto quello che gli passava sotto mano per poter suonare la musica del suo popolo, finché un giorno del lontano 1979 si ritrovò in un’oasi frequentata da Tuareg esiliati e vide per la prima volta una chitarra acustica. Sbocciò l’amore a prima vista, riuscì a ottenere quella chitarra e subito nacquero i Tinariwen.

Ora devo fare una piccola digressione per permettervi di capire il grande cambiamento cui il popolo Tuareg è andato incontro negli ultimi decenni. Questa gente è sempre stata divisa in diverse tribù, alcune nemiche tra di loro; in seguito alla decolonizzazione si sono ritrovati tutti uniti grazie alla sofferenza e al desiderio di costruire una loro nazione.

Ed è tenendo in mente questo che si può capire la vera ‘rivoluzione’ che ha portato questo gruppo.

Il loro nome già porta con sé un grande messaggio, Tinariwen, infatti, è il plurale di deserto; inizialmente però il loro nome era molto più lungo e comprendeva sia la parola Tinariwen che Taghreft, quest’ultima significa ricostruzione.

Quindi ricapitolando, il nome iniziale comprendeva le parole ‘ricostruzione’ e ‘deserti’. Ora aggiungiamoci il fatto che iniziarono a suonare per gli esuli Tuareg in occasione di matrimoni e feste, che registravano gratis le loro canzoni ad ognuno che portasse loro un nastro per cassetta, e che una delle parole più ricorrenti nei loro testi sia Imidiwan che significa ‘amici’.

E’ quindi facile capire il motivo per cui siano diventati i “paladini” degli esuli Tuareg.

Tuttavia il loro percorso formativo non è stato segnato solo dalla musica; infatti, per riuscire a sostentarsi e per inseguire il sogno di una nazione Tuareg, hanno preso parte a differenti conflitti sotto diverse insegne.

Purtroppo, in questo percorso, hanno capito che coloro che stanno ai piani alti di queste ribellioni molte volte hanno a cuore interessi personali e non quelli realmente professati di riunire i Tuareg sotto un’unica bandiera.

Ed è così che all’inizio della seconda metà degli anni ’90, quando la regione del Sud Sahara ha smesso di essere teatro di conflitti, la maggior parte dei componenti dei Tinariwen, che a mano a mano si erano allargati incorporando nuovi ‘imidiwan’ conosciuti lungo il loro percorso, ha abbandonato le armi e ha deciso di dedicarsi alla musica a tempo pieno.

Tinariwen live Vienna, 2011

Nonostante questo i loro problemi non finirono qua; infatti, sebbene fossero stati un emblema per i loro fratelli che combattevano per il proprio popolo, niente di meno che dei Tuareg, che vanno sotto il nome di Ansar Dine e che presero il controllo di una regione nel Nord-Est del Mali nel 2012, imposero la Sharia e bandirono la musica occidentale dalla regione. Questo significò che le chitarre elettriche erano fuorilegge, e proprio uno dei chitarristi dei Tinariwen, che tanto avevano combattuto per l’unificazione dei Tuareg, venne incarcerato mentre tentava di salvare i suoi strumenti. Gli altri membri del gruppo erano riusciti a fuggire prima di essere catturati, e fortunatamente anche Abdallah Ag Lamida, il chitarrista catturato, dopo poco tempo è stato liberato.

Da quel momento in poi è stata una strada in discesa che li ha visti pubblicare sei album, l’ultimo nel 2014 con il nome di Emmar, e vincere un Grammy per migliore album di world music con l’album Tassili del 2011.

Tramite le loro avvolgenti melodie che sembrano non mutare mai ma che in realtà cambiano impercettibilmente col passare di ogni canzone, i Tinariwen sono riusciti a creare tante magnifiche composizioni, un po’ come il vento che soffia inesorabile sul Sahara e che porta via con sé la sabbia, granello dopo granello, fino a rivelare quelle spettacolari formazioni minerarie chiamate rose del deserto che sono sepolte sotto le dune.

I Tinariwen, grazie alle loro melodie, riescono a farti immaginare in mezzo al nulla del deserto sotto il cielo illuminato dalla Via Lattea nella buia notte del Sahara, ma anche a trasmettere la sofferenza che questo popolo ha vissuto, e allo stesso momento riescono a farti ballare seguendo ritmi che sembrano venuti da un altro tempo, forse risalenti a quando il soffitto dell’umanità intera era il cielo.

Utilizzando delle semplici percussioni, delle chitarre, un basso e la loro voce, i Tinariwen si sono fatti portatori nel mondo di questo genere che viene chiamato dai critici ‘desert blues’; portatori nel mondo della sofferenza vissuta nel corso di lunghi anni e diverse guerre da parte dei Tuareg.

Fa quindi strano vederli sorridere per la quasi totale durata del concerto, considerando ciò che hanno passato; sottolineo che molto raramente ho visto questo comportamento ai diversi show di altri artisti che ho visto nel tempo.

Non riesco a trovarci una spiegazione logica e razionale a questi sorrisi genuini, sopratutto dopo tutte le vicissitudini che hanno passato nel corso della loro vita. Sarà che hanno capito che la vera rivoluzione si fa non con le armi, ma toccando l’anima del prossimo di quel poco che basta per renderlo ‘imidiwan’?  E quale più grande soddisfazione se non quella di toccare l’anima di tantissime persone, per di più raccontando la propria storia in una lingua che loro non comprendono?

Vi lascio con una loro piccola performance in acustico registrata nel mezzo del deserto.
Tinariwen – ‘Tassili’ desert sessions

Hassan Ag Touhami